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Beatrice Antolini
Big Saloon
2006
Madcap Collective
Geordie Echo
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Mi arriva questo cd di Beatrice Antolini "Big Saloon". Sembra un cd come tutti gli altri, la copertina è carina, in formato digipack. Lo inserisco nell'lettore dell'auto. Convinta che sia il solito cd, lo ascolto con annoiata stanchezza e superficialità. Il primo brano, "Brand and Puppets" comincia. Vengo rapita. Melodie su melodie, suoni stravaganti, ma compatti, di una semplicità quasi contorta.
Impossibile analizzare i passaggi.
Decido così di lasciarmi trasportare dalle sonorità di questo album così... così... inconsueto...dalla stravagante musica che ricerca sensazioni psicotiche di melodia. Un disco che sta al confine tra l'accompagnamento musicale dei primi film muti di Charlie Chaplin e il jazz progressivo... ma... forse anche no! Sinceramente non lo so, non riesco a categorizzare questo album. Come dico sbaglio! L'unica cosa che so è che è la perfetta colonna sonora di un viaggio impossibile in un mondo che non c'è. Così mi ritrovo con la mia auto ad attraversare un paese fantastico abitato da cavalli a dondolo con strass e lustrini, giocolieri in monociclo, spettacoli pirotecnici, clown, assenzio, verde fluorescente, piccole canaglie, cani, scimmiette in tutù, ballerine, equilibristi, pirati, cowboy e cartoni. Una favola assurda di Tim Burton. Non c'è una storia, perché non c'è un inizio e forse non c'è una fine. C'è solo l'attimo in cui la musica ti prende e ti trasporta chissà dove. Ogni volta in un luogo magico e sempre diverso. Insomma, mi sento come Alice nel paese delle Meraviglie, a rincorrere una parvenza di lucidità che forse non c'è. Bisogna solo seguire la scia, lasciarsi trasportare, senza paura o timore, senza regole. Le care regole del rock e della musica. Le regole che hanno ucciso la musica. Con Beatrice Antolini, la musica si libera delle sue catene. Vive di nuovo, vola via lontana attraverso mondi fantastici. Non chiede nulla se non di seguirla senza "cercare di capire a tutti costi".
Big Saloon è distribuito dalla Madcap Collective e Silly Boy Entertainment. Questo è il primo disco solista di Beatrice Antolini, registrato negli ultimi due anni, perlopiù in casa. Ha collaborato al disco qualche amico, tra cui Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Uscirà ufficialmente il 24 novembre 2006. Un solo ed unico consiglio: iniziate a mettere i soldini da parte, questo disco è un capolavoro!
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Oggi, 13 ottobre 2006, alle ore 11:30 davanti al comune di Ancona (non ho idea di come si chiami la via) è scoppiata una tubatura dell’acqua. “Poco male”- ho pensato - “l’aggiusteranno!”. Sono andata in palestra e al ritorno speravo di farmi una bella doccia, ma l’acqua ancora non era tornata. Ho cercato di lavarmi le mani con la poca acqua che avevo nella bottiglietta da 50 cl e poi ho mangiato. Mi sentivo male, sporca, accaldata. Non ne potevo più. E questo solo perché da tre ore non avevo l’acqua. Ho atteso nella nevrosi più totale che arrivasse.
Niente.
Alle quattro mi decido.
Esco a comprare dell’acqua, due casse da sei con bottiglie da due litri. Torno a casa e cerco di lavarmi... con la bottiglia…non è facile. Soprattutto cercando di non sprecarla.
“Chissà per quanto staremo senz’acqua..” È il pensiero più ricorrente.
“Chissà se mi basterà” il pensiero che spaventa.
Il pomeriggio passa in un clima di ansia e preoccupazione. Non riesco a studiare. Mi sento una disadattata, sono sporca, mi vergogno ad uscire in questo stato e non sono nemmeno 12 ore che l’acqua manca. Voglio lavarmi e mani tutte e due insieme, non una per volta, non ci riesco con la bottiglia.
Non esco stasera. Non ce la faccio!
Ho bisogno dell’acqua per star bene.
Alle 20:30 esco per prendere del cibo macrobiotico da portare a casa. Non posso cucinare senz’acqua.
Alle 21:30 mi metto il pigiama, ma prima cerco di lavarmi l’indispensabile per potermi dimenticare questo senso di sporco che non mi abbandona. Mi sento sporca, polverosa, non apposto, veramente non ce la faccio!
Sapete quanta acqua ho impiegato per farmi un bidè, un veloce lavaggio della faccia e a lavarmi i denti? Un litro e mezzo di acqua potabile. E l’ho centellinata. Mi sono quasi spaventata. Di solito quindi in media io ne spreco come minimo tre, ma anche di più...tutti noi sprechiamo litri e litri d’acqua potabile ogni giorno e nemmeno ci accorgiamo.
Alle 22e30 circa l’acqua è tornata.
Non ero felice.
Altra acqua da sprecare.
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Gianna Nannini
Gianna Nannini live @ Piazza dei Signori - Vicenza, 7 settembre 2006
Vicenza 7/09/2006
Geordie Echo
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Tutti gli italiani la conoscono. Qualcuno l'apprezza, qualcuno la odia. c'è chi dice che non sa cantare, c'è chi dice che ha una brutta voce, c'è chi la ama, c'è chi canta le sue canzoni e chi no. Chiunque ha una sua opinione sulla Gianna nazionale, quello che possiamo dire all'unanimità e che va ben oltre il gusto personale, è che ha una carica ed un carisma fuori dal comune. Praticamente un animale da palcoscenico.
Sapete che non mi esalto facilmente, ma lei è veramente una grande trascinatrice...alla fine mi veniva anche voglia di canticchiare le sue canzoni.
All'inizio del concerto stavo sotto il palco a fare le foto, e lei ogni tanto veniva verso di me...bhè, mi sentivo in soggezione, non mi capita spesso di abbandonare
lo sguardo di fronte alle persone, ma con lei pregavo Dio che non mi guardasse.
Non posso dire che aveva la "patta" aperta...però aveva la "patta" aperta.
Ad ogni modo, "patta" aperta a parte, non ho mai visto nessuno divertirsi e far divertire così tanto ad un concerto.
Quasi due ore di spettacolo, una miscellanea di tutti i maggiori successi (che sono veramente tanti), il tutto vissuto in un attimo.
Nota positiva: la violoncellista è veramente una grande, tutti i musicisti sono bravi, si divertono e sono coinvolgenti, ma la violoncellista (martina Marchiori) è veramente scatenata.
Consiglio vivamente a chiunque abbia la possibilità di andarlo a vedere. due ore di puro divertimento. Praticamente vai a casa contento e felice.
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Carmen Consoli
Carmen Consoli Live @ Sferisterio – Macerata, 28 agosto 2006
Geordie Echo
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Non seguo più Carmen Consoli dal suo secondo cd…da quando praticamente riuscivo ancora a capirne i testi. Poi sembra si sia messa a scegliere dal vocabolario dell’ Accademia della Crusca del 1800 le parole più difficili ed inusuali per scrivere le sue canzoni.
Se parla veramente come canta Carmen, è proprio donna sicula d’altri tempi, di quelle che proprio in giro non ce ne sono più.
Ad ogni modo lo Sferisterio di Macerata è veramente un luogo suggestivo e pieno di fascino. L’unica pecca è che puoi andarci anche il giorno più caldo dell’anno, ma alla fine “fa sempre un freddo cane!!”. Ero attrezzata, ma anche con la giacca con il pelo (il che mi faceva sembrare un eschimese in vacanza), il freddo si è fatto sentire. Carmen, donna sicula stava in canottiera. Tempra d’acciaio!!
Ad avvalorare la mia tesi che Carmen è donna d’altri tempi sono le scarpe che indossa:pessime! Una sorta di zatteroni neri a paillettes con apertura frontale. Terribili! E a vederli devono essere anche scomodissimi! Il concerto comincia con una canzone di “Eva contro Eva” l’ultimo album, poi va un po’ a ritroso nel tempo e nei cd, fino ad arrivare ad “un sorso in più” da confusa e felice. Sugli altri pezzi non mi posso esprimere così bene, ma su quelli di quell’album sì, perché ho consumato il cd quando ero giovane…e sinceramente quel pezzo mi piaceva da morire per il ritmo incalzante della batteria e per il noises della chitarra. Bhè lei l’ha fatto in versione acustica con mandolino, violino e percussioni. Decisamente non mi è piaciuto. L’ha peggiorata…ma come si dice a Roma “de gustibus”.
Tutto il concerto è stato in versione acustica con i lautari siculi. La Cantantessa, comunque, nonostante il freddo e il vento, e nonostante un fastidioso fan che urlava “nuda” e “santa subito”, ha suonato per quasi un’ora e mezzo. Non si è fermata un secondo, alla fine ha salutato e se n’è andata.
Sinceramente l’esecuzione era perfetta, ma dentro non ha lasciato niente. Non trasmette, non coinvolge e sembra anche che non gli interessi. Questo atteggiamento mi lascia un po’ interdetta, la cosa più bella per i musicisti, credo siano i Live. Specialmente quelli dove ti trovi di fronte a 5000 persone e l’adrenalina ti fa schizzare via il cuore dal petto.
Specialmente quando tutto il pubblico canta la canzone del tuo secondo cd, quella meno famosa di tutte, quella che non ha nemmeno le parole. (Sto parlando di Bonsai) Qualcosa ti dovrà emozionare Carmen, o al posto del cuore hai un registratore di cassa?!
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The Dresden Dolls
The Dresden Dolls live @ Rolling Stone - Milano, 1° giugno 2006
Milano 1/06/2006
Geordie Echo
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Dopo un viaggio iniziato alle 8:30 di mattina da Ancona, alle 18:30, finalmente siamo fuori dal Rolling Stone. Inizio a notare le prime “bombette” e magliette a righe, ma non importa..
Sono in fibrillazione completa…la mia “socia”ed io non abbiamo mangiato ancora, così decidiamo di andare di prenderci un aperitivo insieme alle nostre amiche.
Un bar lì vicino.
Ci sediamo fuori, il tempo è stato clemente, si sta bene e il sole non è imponente. Al secondo aperitivo andiamo su di giri…Milano, città nuova, sole, momento emozionante, Dresden Dolls. I migliori elementi per formare un ‘alchimia degna di raccontarlo ai nipoti…un giorno. Passa una donna di gran lena. Sento una voce che dice “E’ Amanda” mi alzo in piedi e urlo il suo nome, non in modo isterico, ma come se veramente stessi chiamando una mia vecchia amica…in fondo un po’ lo è. Lei si gira. Le dico la frase più idiota che si possa dire “Amanda, we love you”, mentre la dico mi pento…cosa non fa l’alcool. Ad ogni modo lei si gira, alza le mani in segno di vittoria, notiamo che non usa depilarsi, ci manda un bacio e sparisce.
E qui arriva il primo Gossip della serata: il manager dei Dresden Dolls ha chiesto ad Amanda di cominciare a depilarsi perché nonostante le calzette a righe…i peli si vedono lo stesso!
“‘Sta moda anni 30...su certi particolari potremmo anche soprassedere, non trovi Amanda?!?!”
Ad ogni modo, finalmente entriamo, il posto è grande, già c’è gente in prima fila…uff!
Il gruppo spalla, o meglio l’uomo-gruppo spalla sta già facendo la sua performance. Tale THOMAS TRUAX (USA) artista cantante e scrittore newyorkese, inventore di un fantasioso strumento l’hornicator, dal suono fra il kazoo e cose indefinibili, usa e abusa tutti gli strumenti possibili e immaginabili, chitarre dagli effetti inconsueti, theremin, percussioni, campanelle e campanellini. Ad un certo punto gira per il locale con la sua chitarra cantando a squarciagola (d’altronde non aveva il microfono).
Mi siedo in alto così da vedere tutto in pace senza spintoni o “odori strani”.
Finalmente questo folletto inglese porta a termine il suo spettacolo e attendo silenziosamente i Dresden Dolls.
Entrano correndo. Si posizionano. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di accorgerci che sono entrati che hanno già iniziato a suonare. Il primo pezzo, com’è consuetudine dei Dresden Dolls, (o almeno anche al concerto del Velvet, esattamente un anno fa, avevano iniziato con “Amsterdam” di Jacques Brel) è una canzone sconosciuta. Finito il pezzo Amanda accenna le note di “Missed me” con una mano sola perché con l’altra sorseggia un drink dal colore rosso ciliegia. Il pezzo lo prendono velocissimo, il volume è talmente alto che ti entra nello stomaco e ti risuonano le note del piano di Amanda e la grancassa di Brian nella scatola cranica. Quasi non finisce “Missed Me” che subito inizia “Sex Changes” a velocità supersonica. La domanda mi sorge spontanea, non è che oggi hanno fretta? La risposta è “mi sa di sì!”.
Secondo gossip: all’entrata ho comprato il cd “Yes, Virginia”, ho chiesto se avevano delle pins, la commessa risponde che le aveva finite perché questa era l’ultima data del tour. Traggo le mie conclusioni, sono stanchi e cercano di finire presto.
Il concerto continua con “Backstabber” per passare a “Coin…Operated Boy”, un ‘intermezzo jazz e una canzone francese (la pubblicità della lancia Y, forse “je ne veux pas travailler” di Pink Martini).
Nonostante siano stanchi, nonostante abbiano fretta, nonostante Amanda non abbia quasi più voce, sono sempre grandi e ascoltarli è un piacere. Ti rapiscono! Non puoi non cantare a squarciagola non puoi non amarli, non puoi non desiderare di ascoltarli all’infinito. Il concerto si chiude con Girl Anacronism sempre troppo veloce.
Alla fine del concerto, sono sempre così carini e gentili che firmano autografi a tutti e su tutto (io ho fatto firmare a Brian le bacchette).
Indubbiamente uno dei concerti più belli che abbia mai visto, ma rimango un po’ delusa se lo paragono al concerto dello scorso anno al Velvet. Forse perché è stato troppo veloce…tutto troppo veloce. Anche se hanno suonato per più di un’ora. È stato uno “sturm und drang” e forse tra qualche giorno riuscirò ad apprezzarlo, ma appena uscita dal Rolling Stone ancora mi stavo chiedendo cosa fosse successo. Mi sento come dopo lo scoppio di una bomba, quando ancora senti il ronzio nelle orecchie, la testa è completamente ovattata e il mondo sembra giri più lentamente. Hai la sensazione che qualcosa di grande sia successo ma non capisci bene cosa. L’unica cosa certa è che…ne voglio ancora!
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IL flauto di Pan , così denominato perchè la sua invenzione è attribuita dalla mitologia al dio Pan, il quale, avendo inseguito la ninfa Siringa ed essendosi questa mutata in canna, tagliò alcuni pezzi di canna e con essi costruì il primo flauto, che prese appunto il nome di SIRINGA.
da Elvidio Surian "Manuale di Storia della Musica" vol 1
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Gossip
Gossip live @ Hana-Bi - Marina di Ravenna (RA), 27 giugno 2006
Marina di Ravenna (RA) 27/06/2006
Geordie Echo
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Per prima cosa vorrei iniziare con un consiglio: quando dovete andare a vedere un concerto in un luogo che non conoscete, informatevi sempre prima sulla distanza che andrete a percorrere ( soprattutto per chi ha la macchina a metano, come me, e deve stare attento al kilometraggio). Questo per dirvi che la sottoscritta non si era chiesta quanto fosse distante Ravenna da Ancona sia in termini di distanza che di tempo, e che quindi non solo ha speso una barca di soldi in benzina e autostrada, ma è arrivata anche tardi a quello che potrebbe essere uno dei concerti più entusiasmanti ed adrenalinici di tutta l'estate 2006.
Tanto per cominciare la cantante, Beth, ha una presenza scenica e una voce fuori dal comune. Nell'istante stesso in cui le mie orecchie sono riuscite a captare la melodia della sua voce, ho sentito l'impulso irrefrenabile di farmi spazio tra la folla ed arrivare davanti (non posso dire davanti al palco, perchè non c'era!!). in stato ipnotico arrivo davanti ai Gossip e rimango a bocca aperta e senza parole: sono tutti e tre magistrali. L'adrenalina che emanano ti entra dentro e non ti lascia più.. I suoni erano perfettamente modulati, sembrava di ascoltarli in digitale anzichè dal vivo, la batterista HannaH (che ho scoperto al concerto essere una donna) suonava in mutande..."faceva caldo un bel pò, d'altronde"... Il chitarrista Brace se ne stava un pò sulle sue, ma suonava da Dio. Lei...bhè, lei era magistrale, piedi scalzi capelli bagnati, bottiglietta d'acqua in una mano e il microfono nell'altra. Coinvogeva il pubblico, era scatenata, disinibita e piena di fascino. il concerto si è chiuso con la Hit "Stay In The Way Of Control" che da anche il nome al cd. Dopo essersi fatti pregare un pò sono tornati, ma avevano solo due canzoni che abbiamo cantanto tutti a squarciagola.
Assolutamente STRASUPERCONSIGLIATI.
P.S. a Novembre torneranno a Milano...NON MANCATE!!!
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Tutte le mie recensioni le potete trovare su sito
www.xtm.it
ciaoooooo
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The Delays
The Delays + The View + Baustelle + altri @ Start! Ancona Indie Festival - Ancona, 28 e 29 luglio 2006
Ancona 28/07/2006
Geordie Echo
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I gruppi che ho visto in queste due serate sono 6 in tutto.
Questa volta sono arrivata in tempo, anche troppo…dato che ho aspettato per un’oretta tutt’e due i giorni. Colpa mia che sono troppo ligia al dovere…ehehehe
La prima giornata in cartellone c’erano i Gentlemens, i Disco Drive e i Baustelle. I Gentlemens, rock’n’roll band anconetana, non sembrava tanto felice di suonare…diciamo che mi sono sembrati un po’ scazzati. L’anno scorso abbiamo suonato insieme al Barfly e mi erano sembrati molto più appassionati, ma che volete non siamo robot, e a quanto pare nemmeno professionisti…(loro).
Superando il rock’n’roll iniziale che già un po’ mi ha stancato, passiamo alla rivelazione di questa serata: i Disco Drive. Per cominciare sono italiani, quindi vi consiglio vivamente di comprare il cd e assolutamente di andarli a vedere dal vivo perché meritano. Almeno quando sarete anziani, un giorno potrete dire ai vostri nipoti “io c’ero!”.
Tanto per cominciare due batterie, un basso e una chitarra…e loro sono in tre. Lo so, in teoria avanza uno strumento…in pratica no! Com’è possibile?! Andateli a vedere! Il batterista era in assoluto la persona più cool di questa serata: T-shirt rossa abbastanza stretta sulle spalle e corta, shorts anni 80 color oro con il bordino blu e Convers. Un genio! Il genio in questione si chiama Jacopo Borazzo. Alla chitarra, Alessio Natalizia, altro animale da palcoscenico e al basso non riesco a capirlo. C’è un ragazzo, ma so che il bassista ha lasciato il gruppo, quello nuovo( sempre se è nuovo) è un talentuoso riccetto che niente lo sfiora e niente lo turba. Un treno dance, che va dritto per la sua strada. Il microfono è di tutti e di nessuno! Assolutamente splendidi!
I Baustelle, bhè i baustelle…uff…i bauuustelleeee…già li vedevo sempre prima che non erano famosi, ora veramente il difficile è cercare di fuggire in tempo per non vederli. Nota positiva di tutto il concerto è la tastierista che fa ad anello di congiunzione dall’egocentrismo degli altri componenti della band e il povero pubblico di teenagers adoranti. Iniziano suonando un pezzo dell’ultimo album. Senza salutare senza dir niente. Suonano e basta. Finisce il primo pezzo e inizia il secondo, ma prima una perla del cantante: “questa canzone è per l’elastico del culo dei ragazzi di questo benedetto millennio”. Forse sono troppo stupida io, ma cosa vuol dire? Stendiamo un velo pietoso…
Serata due: The Vox: gruppo anconetano di teenager sedici diciassette anni, molto bravi…canzoni un po’ alla Franz Ferdinand un po’ Strokes un po’ Libertines… tecnicamente sono molto preparati, il bassista?! Un figo in assoluto con quella massa di cappelli riccia sulla testa è quello che diverte e si diverte di più sul palco. Hanno iniziato a suonare facendo cover degli Oasis, per poi dedicarsi ai pezzi propri. Oddio non brillano certo per originalità, ma sono piccoli ed hanno tempo di crescere…anche in originalità.
The View: gruppo di under 21 scozzese. Sono il nuovo fiore all’occhiello di James Endeacott , che ha scoperto gente come gli Strokes e Libertines. Un consiglio? Andateli a vedere, troppo star e poco rock…non credo che dureranno…fisicamente intendo! Ad ogni modo hanno il bassista più carino degli ultimi vent’anni.
The Delays: sono stati il gruppo che mi ha fatto rivalutare la seconda serata. Un pop ballabile suonato molto bene. Sanno quello che fanno e lo fanno bene. E lo suonano anche bene! Una miscela di jangle-pop, new wave e indie-rock. Il pezzo che ho "Valentine", non riesco a smettere di ascoltarlo. Mi ricorda molto Madonna ai tempi di "Ray Of Light", con meno pretese, ovviamente. Questi ragazzi si fanno avanti con l’umiltà e la forza delle cose semplici, convinti di avere per le mani un buon prodotto…ed è così. Consigliato anche il cd…probabilmente se non ci fosse Mtv sarebbero il nuovo tormentone estivo!
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Planetanon
Memo.Storie
2006
Autoprodotto
Geordie Echo
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Quando mi arriva un cd di solito penso una di queste tre cose:
- “non si ascolta!”
- “meno male che non sono famosi”
- “…però!”
Oggi, dopo aver ascoltato questo cd ho pensato “perché cavolo non sono famosi?”
Poi mi sono accorta che addirittura il cd è auto prodotto, cioè nessuna casa discografica li ha considerati degni di nota…sono così incavolata che mi incatenerei a tutte le etichette per chiedere giustizia!!!
Il gruppo in questione si chiama Planetanon. La storia è questa: 4 ragazzi amanti dei radiohead formano i The gloaming: tribute band dei radiohead. Suonano in giro, finché un giorno Cristiano Ballarini, ex leader dei Paddy (gran bel gruppo) decide di unirsi a loro, formare i Planetanon, porre fine alle cover dei radiohead per fare musica propria. Il risultato è questo: 12 piccoli capolavori che puoi ascoltare ovunque e comunque…comunque tu ti senta!
La registrazione è casalinga e un po’ si sente, ma solo un po’.
Mi piacciono molto e li vorrei vedere al festivalbar al posto dei Baustelle (che non sopporto) o al posto dei Negramaro (che non sono né più bravi, né più belli dei planetanon). Il nome è tratto da una canzone dei radiohead, è questa l’unica pecca del gruppo: troppo amanti dei radiohead. Alla fine un po’ ne rimani invischiato. E questo li penalizza…e troppo! Vengono etichettati come “altra copia dei radiohead”, anche se in realtà non è così. Ovviamente le influenze si sentono, ma oggi chi è che fa musica originale? Tutti copiano tutto e spesso anche male. I planetanon no! Sono bravi, sanno suonare e quando copiano lo fanno bene!!ehehehe
Parlando della musica, come forse avrete capito, ogni suono non è messo lì a caso. Adoro le linee di basso di Fabio, su cui Cristiano (a volte chitarrista) può far scivolare ed incrociare le melodie di voce e chitarra, la tastiera si fonde e confonde con le basi registrate e la batteria è sempre lì: un punto fermo su cui puoi contare. Se proprio dobbiamo etichettare tutto e tutti e se proprio fin qui qualcuno non avesse capito di che genere di musica stiamo parlando si tratta di rock-pop melodico-elettronico!
Ovviamente non mi sono rincitrullita del tutto…ho anche qualche critica da fare: la grafica del libretto (che poi è un foglio) non mi piace…è troppo scarna, così come non mi piace il sito, è funzionale, ma non mi attira più di tanto…manca un tocco “femminile”!
Ad ogni modo sono troppo curiosa di vederli dal vivo il 25 a Villa Potenza (Marche).
Per contatti
www.planetanon.com
planetanon@libero.it
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